FOG Performing Arts 2026
Informazioni
Un festival che attraverso le performing arts racconta il nostro presente, riunendo gli sguardi di artisti e compagnie provenienti da tutto il mondo. Questo è FOG, che dal 2018 porta a Milano – in Triennale e in altri spazi della città – le proposte più rilevanti del teatro, della danza, della performance e della musica.
Nel 2026 per la prima volta FOG raddoppia, articolandosi in due momenti dell’anno: dopo la chiusura ad aprile della prima parte di programmazione, la nona edizione di FOG Triennale Milano Performing Arts torna dal 19 settembre al 15 novembre.
Intrecciando i suoni pop, R&B e New Wave della propria giovinezza, il coreografo americano Kyle Abraham crea Cassette Vol.1, un’opera che rende omaggio alle immagini e alla musica degli anni Ottanta che hanno segnato la sua formazione. Foto di Christopher Duggan
In Shimmering, Yanghee Lee intreccia le forme della danza tradizionale coreana Shinmuyong, fondate su una rigorosa disciplina e sulla ripetizione, con le pulsanti texture visive e sonore della cultura rave degli anni Novanta. Foto di Kyuho Shim
Oltre a invitare i grandi protagonisti della scena performativa contemporanea, il festival permette di scoprire il lavoro di nuovi artisti che hanno conquistato il pubblico di importanti teatri e festival internazionali e che spesso arrivano per la prima volta in Italia grazie a FOG. Artisti e compagnie che con le loro produzioni affrontano temi necessari e urgenti in modo radicale, poetico e sorprendente.
Lina Lapelytė, Boris Charmatz, Kyle Abraham, Amir Reza Koohestani, Caroline Shaw / Attacca Quartet, Lee Yanghee, Jaha Koo, Dewey Dell, Agnese Banti, Gaetano Palermo e Michele Petrosino, Radio Raheem/R.ocks, Chiara Bersani, Chiara Bersani, Romeo Castellucci sono i protagonisti di questa inedita sezione autunnale del festival, capace di contenere i linguaggi di teatro, danza, performance e musica in un unico movimento.
Muette di Boris Charmatz è un assolo intimo e radicale che lavora sulla danza come atto essenziale, trasformando il silenzio e il non detto in gesto. Foto di César Vayssié
A.I.M by Kyle Abraham, Cassette Vol.1, Foto di Christopher Duggan
Dalla musica barocca alla musica contemporanea, dal pop alla dance anni Ottanta, dalla coralità alla sperimentazione sonora, la musica attraversa gli spettacoli e le performance in programma, interagendo da protagonista con i corpi e le immagini. Un affresco di gesti, voci e suoni alternati a silenzi che evocano una tenera e radicale complicità tra spazio scenico e pubblico.
Di fronte a una società sempre più assertiva, FOG crea rifugi e connessioni, esplora possibilità di convivenza, interrogando il pubblico sul proprio ruolo sociale. Le artiste e gli artisti creano pratiche e dispositivi di dialogo e relazione che invitano lo spettatore ad abitare un tempo e uno spazio condiviso come forme di appartenenza a una comunità temporanea.
Haribo Kimchi, di Jaha Koo, è una creazione che intreccia musica, performance e multimedia, coinvolgendo tutti i sensi in una malinconica e agrodolce riflessione sull’identità e sull’assimilazione culturale. Foto di Bea Borgers
Il nome "FOG" (nebbia) è un omaggio ironico e romantico all’immaginario milanese, ma è soprattutto segno di scoperta, rischio e sorpresa. Con la sua nona edizione, FOG torna a delineare un paesaggio dove i sensi si amplificano, la visione si fa poetica e incerta, uno spazio in cui perdersi e ritrovarsi, spettacolo dopo spettacolo.
Immagine di copertina: foto di Martynas Norvaišas, da Lina Lapelytė, The Speech, Festival d’Automne 2024


